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日志


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140900b6mtfcvffzNotte di plenilunio,nel silenzio delle ore che il sonno carpisce signore,s’eleva lacerante un ululato di animale ferito che da secoli,tra le viuzze del borgo, s’annida come sempre.Al grande portone con lo stemma gentilizio sul frontone,qualcuno batte,mentre uno scalpiccio s’ode in lontananza ed ogni luce s’accende. Una figura di donna pingue,in panni di ruvida stoffa,sale faticosamente,aggappata allo scorrimano,le ripide scale di pietra vulcanica,levigate dallo stropiccio di mille e mille persone,bisbigliando frasi sconnesse,intramezzate da incomprensibili invocazioni. Una figura di donna pingue,in panni di ruvida stoffa,sale faticosamente,aggappata allo scorrimano,le ripide scale di pietra vulcanica,levigate dallo stropiccio di mille e mille persone,bisbigliando frasi sconnesse,intramezzate da incomprensibili invocazioni. Una figura di donna pingue,in panni di ruvida stoffa,sale faticosamente,aggappata allo scorrimano,le ripide scale di pietra vulcanica,levigate dallo stropiccio di mille e mille persone,bisbigliando frasi sconnesse,intramezzate da incomprensibili invocazioni. L’enorme camino viene attizzato,ravvivata la fiamma,e ai lati su ruvide panche prendono posto figure che,al riverbero della luce,allungano sulle pareti ombre grottesche. Accoccolato,assonnato,frastornato in quest’aria greve di fumo,acre di pino,stò ad ascoltare quel fitto parlottare,in una cadenza famigliare,di lingue ormai perdute. I loro gesti sono ampi e lenti,i visi scolpiti dalle rughe del tempo e dalle ombre e luci della fiamma,le voci grevi tra pause di ensoso silenzio,mentre il fuoco zaffa piccole comete,che vanno spegnendosi,come lucciole,tra le pieghe dei mattoni scuri e corrosi. D’improvviso mi ritrovo solo a rigirare tra le mani l’attizzatoio,rimestando tra le brace che, pian piano,languide,si spengono nella cenere. Nella semioscurità,tra gl’archi che si perdono nel vuoto delle volte di qesti enormi soffitti,riodo quel grido d’animale ferito,come un soffio che evapora nella memoria dei ricordi. L’antica pendola scocca,in un angolo,i tocchi eguali di secoli in sincronia con i ritocchi della settecentesca chiesa barocca,stretta tra vicoli e piccole case di calce. Raccolgo un pugno di sterpi nel freddo della grande cucina per ravvivare nello stentato e misero fuoco vetusti ricordi,lontane memorie,sfuocate immagini,mentre già l’alba rischiara, tra i pesanti tendaggi damascati,timidi raggi nel silenzio di questa stanza,ove il tempo s’è fermato ad una notte ormai lontana.