Nell'afa opprimente della campagna,nella densità tiepida e sensuale che sale dalla terra riarsa da secolari siccità,tutto è torbida e mistica attesa di vibrazioni,di silenti assonanze interiori,mentre sulle zolle ruvide lascio scorrere pacato un fiume di fantasiose immagini;corrente d'inquiete,intense emozioni,che si dissolvono nell'azzurro squarcio fra le cime degl'olivi.Alzando il capo,a destra,le bianche case addossate,arrocate tra loro,s'inerpicano lungo il declivio della collina scavate nel tufo, a vari livelli diseguali ed alto il volo lento,circolare d'un falco nell'indaco del cielo,per poi perderlo d'un tratto in una picchiata improvvisa dietro la vecchia torre di una masseria,e giù tra la sterpaglia d'una macchia ombrosa s'alza malinconica una voce in un canto antico.Torno a quel gruppo di case che riflettono in un biancore abbacinante il rivebero del sole a picco,rinserrate fra loro,racchiuse da torri in sfacelo,sovrastate dal vecchio campanile,avviticchiate lungo il pendio,ove l'ampia terrazza è rotta,scomposta da una frana che s'insinua maligna nelle viscere cretose del terrapieno.Sulla spalletta di un muro due fanciulli stanno a rimirare,oltre il brullo pianoro,la vetta della Majella, l'insenatura dorata del mare,i carri che avanzano faticosamente le ripide stradicciole di acciottolato sconnesso,le prime luci dei casolari lontani,sparsi qua e là,mentre le prime ombre della sera avvolgono le anguste viuzze.Ed ancora assorto in questa visione,nell'illusoria ricerca di realtà che si frammentano,si scompongono in parvenze evanescenti non m'accorgo che,con l'oscurità,sfocano nel sogno.